Pubblicato il

NON è PASQUA SENZA PASTIERA NAPOLETANA

10398901_970695036299269_5509390905807982349_nChe Pasqua sarebbe senza una gustosa pastiera  a concludere il festoso pranzo pasquale ovvero a fare occhiolino da un vassoio, strategicamente lasciata sul tavolino del salotto buono a spandere per la casa il suo accattivante profumo primaverile di fiori d’arancio!?  C’è chi lo considera un dolce addirittura “sociale”, considerando il costume non ancora perduto secondo il quale donne di diverse generazioni, nonne, mamme, nipoti, si riuniscono nelle cucine assieme, dissertando sul modo più corretto di realizzarla, su chi ne detenga la ricetta più originale dell’ originale, facendo gara e sfoggio di saperi tramandati e gelosamente da preservare; e nel mentre tutto ciò accade, come in un rituale parallelo ai sacri riti del triduo pasquale, un numero indefinito di pastiere si moltiplica nelle dispense, pronte ad essere gustate nei giorni di Pasqua, offerte agli amici in visita o regalate ai parenti, in un vero scambio gastronomico nel quale ognuna delle pasticciere domestiche cerca e chiede approvazione, per la soddisfazione di sentirsi dire che sì, quella lì è proprio la vera pastiera napoletana!  Un dolce al femminile dunque perchè si chiama Pastiera, perchè tra le mura domestiche non s’è mai sentito che a farla sia un uomo, perchè il procedimento è così laborioso che solo la pazienza femminile le si addice,; femmina come la Pasqua, femmina come la Primavera, femmina come la ricotta, femmina come l’acqua di fiori d’arancio, la farina, le uova… la sugna! Cosa meglio dell’espressione al femminile di Integrazione culturale, infine, può meglio rappresentare il significato simbolico di questo dolce che nasce a Napoli dall’incontro tra culture diverse: prodotti della campania felix come uova, strutto, latte e ricotta si sposano con il grano, tipicamente d’origine mediorientale, e i fiori d’arancio, giunti a noi sulla via della seta, in un connubio di sapori che a Pasqua resuscita nell’ uomo anche il gusto gioioso della primavera che avanza. A questo punto manca solo la ricetta, quella originale, ma non la scriverò: primo, perchè ne troverete già un sacco e una sporta nella rete di internet; secondo perchè in ogni casa napoletana (…e non!), a quest’ ora ce n’è già una pronta da assaporare; e poi quella che avete davanti, fatta dalla donna di casa di turno, suscettibile e orgogiosa del suo manufatto, vuoi o non vuoi, è sempre la migliore… mi raccomando!