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Notte dei Licei Classici: Il Vino e la Terra

La terra, il vino, la vita… la storia dell’umanità è preceduta dai mille profumi di questo nettare inventato dagli dei e seguita dalla traccia color sangue di un alimento che da vita proprio come quella linfa vitale che ci scorre nelle vene. Alla notte dei Licei parliamo di cosa lega il mito di Arianna con Ferdinando IV di Borbone e le DOP della Campania 2.0, quella dei socialmedia che non può e non deve perdere di vista il proprio passato, la propria identità. L’Associazione il Terroir è presente all’ evento del Liceo Classico Plinio Seniore di Castellammare di Stabia perché è il luogo giusto dove affermare e significare con forza che non si può scegliere la direzione giusta dove puntare il proprio futuro senza conoscere il proprio passato: sapere da dove veniamo è essenziale per decidere oggi dove vogliamo arrivare nel futuro prossimo, ed un futuro interessante e florido lo si conquista solo se non si disprezza ciò da cui proveniamo. Parole oscure, un papocchio senza senso, un imbroglio di ragionamenti insulsi? No! Una splendida opportunità di scegliere il proprio avvenire e decidere di vivere la propria vita come una sfida, senza accontentarsi.  Un percorso fantastico, nel senso della meraviglia e dell’esaltazione che solo può dare un viaggio “mitico” che dura da millenni. Il viaggio di un elemento che da sempre accompagna l’uomo nella sua storia di vicende vissute tra mito e realtà e che da il giusto senso alle cose che accadono e che ci ricongiungono sempre alle nostre origini ancestrali per confermare che l’uomo è figlio ed espressione della sua terra.

E qual’è questo filo robusto che lega l’uomo alla terra nei millenni se non il frutto del suo ingegno e della sua stessa fatica, magistralmente configurato, e non solo metaforicamente, nel vino? Sì, il vino: un alimento capace di dare sapore alla vita spesso magra del contadino così come di accendere passioni ovvero di dare brio ed eleganza alle tavole dei ricchi e dei poveri, sempre presente quando c’è da sugellare con un brindisi un accordo tra uomini d’affari o per salutare un nuovo anno, una nuova nascita, insomma, per celebrare la vita!

Ed il vino oggi, guarda caso, in un periodo di incertezze, è l’unico elemento (prodotto) a non conoscere crisi, a portare in attivo il bilancio import export, a dare impulso ad una filiera di imprenditori, agricoltori… industriose api operaie, che da sempre fanno i conti col proprio passato per costruire il futuro

Vitigni che provengono da passati a volte burrascosi, risorgono sotto le cure di attenti agronomi ed enologi per riprendersi il giusto posto nella storia dell’uomo. Oggi è sempre più forte in chi opera in questo settore la consapevolezza che legare il proprio vino al territorio in cui nasce significa difenderlo e valorizzarlo; con le DOP  è la terra stessa che difende i propri frutti rendendoli sempre più unici, inimitabili. Quella delle Denominazioni di Origine Protette è l’unica strada per portare nel futuro un vino che abbia una identità sempre più radicata, sempre più riconoscibile e riconducibile al luogo in cui nasce.

Solo se i giovani di oggi riusciranno a capire e portare avanti il valore della biodiversità che in questo piccolo pezzo di mondo abbonda potranno veramente approfittare e far tesoro dell’ immensa ricchezza che li circonda.

Notte dei Licei al Plinio Seniore di Castellammare di Stabia. 13.01.2017
Notte dei Licei al Plinio Seniore di Castellammare di Stabia. 13.01.2017

 

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VINO E JAZZ AL TUNNEL BORBONICO

JAZZ E VINO AL TUNNEL Cosa ci fa IL TERROIR alla Galleria Borbonica che, dalla Reggia di Ferdinando IV, passando ad oltre 20 metri di profondità sotto Piazza del Plebiscito, sbuca dall’altro lato della collinetta di Monte di Dio, in via Morelli, proprio di fronte alla grande Caserma dei Carabinieri? E’ chiaro: seguiamo il nostro istinto che ci porta ad unire storia, arte e  vino in un connubio perfetto! Sì perchè i due grandi capitoli  costitutivi di un popolo e del proprio territorio, la storia e l’arte, si intrecciano tra di loro come espressione di un  mondo, delle sue radici, proprio come i frutti benedetti delle viti campane, che  esprimono vini sempre più apprezzati e riconosciuti nel mondo enologico, per raffinata ed elegante finezza. E raffinata ed elegante è la voce di Simona De Rosa, jazz singer figlia di questa stessa terra napoletana, formatasi tra l’Italia e gli Stati Uniti, che sarà in concerto alla Galleria Borbonica il 30 Aprile, in occasione dell’ International Jazz Day. Il Quartet vedrà affiancarsi alla voce di Simona De Rosa, il piano di Alessio Busanca, il contrabbasso di Aldo Vigorito e la batteria di Luigi Del Prete. il repertorio proposto sarà standard jazz e brani internazionali. Ovviamente, come in ogni performance jazz, l’artista esce ed entra senza soluzione di continuità da schemi mai rigidi, cosa più consona ad altri generi musicali, per dar vita ad improvvisazioni che si inerpicano su scale armoniche che appaiono sempre diverse dando vita ad emozioni sempre nuove, mai uguali a se stesse. Così anche dal pubblico di queste performances ci si aspetta un atteggiamento sciolto, partecipe, mai ingessato in un  formalismo che non appartiene al mondo del jazz. Cosa c’è di meglio allora di un calice di un buon vino da gustare a piccoli sorsi per sciogliersi l’anima e farsi pervadere dalla musica? “Capafresca” è il marchio dei Vini Menduni De Rossi che ci accompagnerà, innaffiando le note del concerto.

SABATO 30 APRILE h 20.30 Vico del Grottone, 4 / Via D.Morelli c/o Parcheggio Morelli

20.30 Guida Turistica 21.30 Concerto & Winetasting

 

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NON è PASQUA SENZA PASTIERA NAPOLETANA

10398901_970695036299269_5509390905807982349_nChe Pasqua sarebbe senza una gustosa pastiera  a concludere il festoso pranzo pasquale ovvero a fare occhiolino da un vassoio, strategicamente lasciata sul tavolino del salotto buono a spandere per la casa il suo accattivante profumo primaverile di fiori d’arancio!?  C’è chi lo considera un dolce addirittura “sociale”, considerando il costume non ancora perduto secondo il quale donne di diverse generazioni, nonne, mamme, nipoti, si riuniscono nelle cucine assieme, dissertando sul modo più corretto di realizzarla, su chi ne detenga la ricetta più originale dell’ originale, facendo gara e sfoggio di saperi tramandati e gelosamente da preservare; e nel mentre tutto ciò accade, come in un rituale parallelo ai sacri riti del triduo pasquale, un numero indefinito di pastiere si moltiplica nelle dispense, pronte ad essere gustate nei giorni di Pasqua, offerte agli amici in visita o regalate ai parenti, in un vero scambio gastronomico nel quale ognuna delle pasticciere domestiche cerca e chiede approvazione, per la soddisfazione di sentirsi dire che sì, quella lì è proprio la vera pastiera napoletana!  Un dolce al femminile dunque perchè si chiama Pastiera, perchè tra le mura domestiche non s’è mai sentito che a farla sia un uomo, perchè il procedimento è così laborioso che solo la pazienza femminile le si addice,; femmina come la Pasqua, femmina come la Primavera, femmina come la ricotta, femmina come l’acqua di fiori d’arancio, la farina, le uova… la sugna! Cosa meglio dell’espressione al femminile di Integrazione culturale, infine, può meglio rappresentare il significato simbolico di questo dolce che nasce a Napoli dall’incontro tra culture diverse: prodotti della campania felix come uova, strutto, latte e ricotta si sposano con il grano, tipicamente d’origine mediorientale, e i fiori d’arancio, giunti a noi sulla via della seta, in un connubio di sapori che a Pasqua resuscita nell’ uomo anche il gusto gioioso della primavera che avanza. A questo punto manca solo la ricetta, quella originale, ma non la scriverò: primo, perchè ne troverete già un sacco e una sporta nella rete di internet; secondo perchè in ogni casa napoletana (…e non!), a quest’ ora ce n’è già una pronta da assaporare; e poi quella che avete davanti, fatta dalla donna di casa di turno, suscettibile e orgogiosa del suo manufatto, vuoi o non vuoi, è sempre la migliore… mi raccomando!

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VIDEO INTERVISTE TERRAMIA

Interviste e resoconti della giornalista Edda Cioffi  sull’ Evento Terramia: Di Vino in Vino di Olio in Olio. Uno spot pubblicitario per la location Villa Aristea che però mette in risalto obiettivi e finalità di una kermesse che punta alla valutazione del territorio sannita e campano, attraverso le voci di Stefano Silvestro, Gennaro Iorio e Antonio Monaco. https://youtu.be/gammVWcK9PY

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IL VINO IN CUCINA: TERRAMIA PRENDE QUOTA

!cid_DB094153-DE1C-4EE8-8DA1-8D8573858322Siamo appena alla seconda edizione del Concorso Terramia ma già abbiamo da raccontare di un evento che ci riempie sempre più di orgoglio e di soddisfazioni. Cominciamo dalle partecipazioni: l’ iniziativa dell’ Associazione IL TERROIR partì da Telese Terme due anni orsono con il coinvolgimento di due Istituti d’Istruzione Superiore e quest’anno sono già cinque quelli che hanno aderito. A parte gli storici , il Liceo Telesia e l’Alberghiero G.Salvatore di Faicchio/Castelvenere, a questa tornata di gara hanno partecipato anche l’alberghiero Aldo Moro di Montesarchio, il Rainulfo Drengot di Aversa e la sezione ad indirizzo enologico di Guardia Sanframondi dell’Agrario di Benevento, il Galilei Vetrone. Addirittura Continua a leggere IL VINO IN CUCINA: TERRAMIA PRENDE QUOTA

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TERRAMIA: ARRIVA LA SECONDA EDIZIONE

LOCANDINA DEFINITIVA TUTTI I LOGHI-di-vino-in-vino...La seconda edizione di TERRAMIA, esposizione di vini ed olii e degustazioni enogastronomiche, quest’anno si arricchisce e… in tutti i sensi! Nuove collaborazioni con gli amici di STUDIOSSEVENTI e del banqueting di SILESIA; Nuovo il titolo: DI VINO IN VINO DI OLIO IN OLIO; Nuova Location, quella di Villa ARISTEA a Frasso Telesino.; Stessa Formula, ma con un contenitore sempre più ricco di eventi. Il Concorso per gli Studenti, dal tema “IL VINO IN CUCINA”, in questa seconda edizione raggiunge ben cinque Istituti: L’Agrario di Benevento/Guardia Sanframondi, gli Alberghieri di Montesarchio, Faicchio/Castelvenere ed Aversa, ed i Licei di Telese Terme. Partecipazioni prestigiose, con l’ AIS  Campania, l’Assoenologi, il gruppo Assaggiatori Associati del Panel della Camera di Commercio di Salerno, ed un ospite di eccezione qual’è Gennaro Iorio, Chef Sommelier dell’ Union de la Sommellerie Française, direttamente da Montecarlo qui con noi ad arricchire la nostra kermesse con la sua alta professionalità. Workshop e show cooking movimenteranno le due giornate di evento, Franco De Luca presenterà il suo ultimo romanzo – LA CHIAMEREMO VITA –  edito da Pironti. Dulcis in fundo, a concludere in festa, faremo baldoria a calici levati durante l’esibizione musicale del Gruppo IDK. TERRAMIA dunque ha intenzione di ripetere il successo della prima edizione telesina per rappresentare sempre più un’occasione da non perdere, con l’unico scopo di esaltare il territorio ed i suoi protagonisti! Appuntamento quindi a Villa Aristea, il 19 e 20 marzo, dalle 10:00 alle 23:00 Strada Provinciale, 50 Frasso Telesino (BN) -Uscita Dugenta sulla FondoValle Isclero.  DA NON PERDERE!!!

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CORSO DI AVVICINAMENTO AL VINO E ALLA ENOGASTRONOMIA

PER QUANTI VOGLIONO SAPERNE DI Più SULL’AMICO VINO: SAPERLO APPREZZARE ed ABBINARE BENE AI PIATTI DELLA NOSTRA GASTRONOMIA.

ABBIAMO PREPARATO UNA MINISERIE DI 4 INCONTRI DIDATTICO/CONVIVIALI DURANTE I QUALI:Immagine

  • CAPIRE Com’è FATTO IL VINO:  Cosa c’è nel mio calice!?
  • CONOSCERE I VINI Più IMPORTANTI:  Io so cosa bevo!
  • IMPARARE A DEGUSTARE: Io so come bere!
  • IMPARARE AD ABBINARE: Io so con cosa berlo!

IL PRIMO MINICORSO SI TERRà PROSSIMAMENTE AL RISTO ARCHIMAGIRUS di TELESE TERME (BN)

IL minicorso E’ ESPORTABILE IN OGNI LOCATION, RISTO, WINERY,  PUB, CLUB… CON QUANTI VOGLIANO FARNE ESPERIENZA!

RICHIESTE DI ADESIONE ED ISCRIZIONI SONO APERTE A CICLO CONTINUO!!!

AD OGNI PARTECIPANTE UN CALICE DA DEGUSTAZIONE E LA TESSERA 2015/16 DELL’ Associazione Enogastronomica Il Terroir, con tutti i vantaggi riservati ai nostri associati.

CONTATTI: www.ilterroir.it  –  cell. 3271917934  –  mail info@ilterroir.it

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CASAVECCHIA: UN VINO TUTTO DA SCOPRIRE, IL PRIVILEGIO DI DEGUSTARE UNA DOC ANCORA POCO NOTA

27Riguardo al vino Casavecchia va subito detto che si è aggiunto alle DOC campane da pochissimi anni e quindi non desta meraviglia il fatto che in tanti non conoscano questo vino e il suo vitigno omonimo. Basti considerare che il suo consumo è appannaggio per più del 50% nella stessa provincia di Caserta dove nasce, il 75% si consuma in Campania e appena il 15% va sul territorio nazionale.; l’ultimo 10% va sui mercati esteri. Dunque potremmo dire che si tratta di una “DOC a kilometri zero”, nel senso che viene consumato soprattutto la dove nasce, il che non è detto che sia un fattore negativo: le cose buone sono spesso nascoste ai più, vanno scoperte, ed in qualche maniera noi, che campani siamo, non me ne voglia chi non lo è, abbiamo il vantaggio ed il privilegio di poterne più facilmente recuperare una bottiglia per degustarlo e fare la sua conoscenza.

L’abbiamo fatto in una delle nostre degustazioni conviviali che ci regaliamo periodicamente con quanti ci accompagnano in un ideale viaggio, anzi no, direi piuttosto concreto, A Spasso tra i Sapori, ed è stata un’esperienza che senza meno raccomandiamo a quanti vogliano conoscere un vino che ha sicuramente molto da dire e raccontare di sè.

bicchiere_nobile[1]Quando scende nel calice il Casavecchia rivela subito una consistenza che già annuncia un carico di sostanza e promette sensazioni intense ed avvolgenti già all’olfatto. Il colore è di un suadente rosso rubino abbastanza intenso, che tende naturalmente al granato con l’invecchiamento, mentre al naso si annuncia con frutti maturi ed un put pourri di mammole e viole secche per presto virare verso sensazioni di buona evoluzione con accenni di spezie esotiche, cannella zenzero, pepe. Questa morbida complessità è pure sostenuta da una diffusa mineralità.

Il Casavecchia, vino, è prodotto all’interno di un territorio ristretto che comprende i comuni di Castel di Sasso, Formicola, Liberi, Pontelatone, e si spinge solo fino a Caiazzo, Ruviano e Castel Campagnano, tra il fiume Volturno e il Monte Maggiore, a nord di Caserta. Da disciplinare, questo vino è prodotto da uve “Casavecchia” per almeno l’85% (il restante 15% uve rosse approvate per  la regione Campania), in due tipologie, “Rosso” e “Riserva”. L’affinamento per la tipologia “Rosso” deve essere di almeno due anni, di cui almeno uno in legno, mentre per il vino “riserva”, tre anni di cui almeno 18 mesi in legno. Titolo alcolimetrico minimo totale: rosso 12,50% Vol, riserva 13,00%Vol. La permanenza in botti non serve a dare al vino un sapore di legno, come erroneamente si può pensare, ma gli concede soprattutto un buon periodo di microssigenazione che ne ammorbidisce i tannini rendendolo, così, ricco e tipicamente suadente.

Le caratteristiche del vino, stando al disciplinare, sono: colore rubino piu’ o meno intenso, tendente al granato con l’invecchiamento; olfatto, intenso, persistente, caratteristico; palato, secco, sapido, giustamente tannico, morbido e di corpo;.

Curiosa la storia di questo vitigno, dalle radici antiche ma con sviluppi recentissimi, poichè solo nel 2002 è stato inserito come vitigno autoctono nel Registro Nazionale varietà di Vite del MiPAF. Ciononostante, sembra che esistano in zona ceppi prefillosserici su piede franco, ancora produttivi. Il nome dato a questo vino sa di leggenda: fu infatti un contadino di Pontelatone a trovare, alla fine dell’800, un antico ceppo di questa varietà, chissà come abbandonato e sopravvissuto, ultimo nella zona, all’interno di un rudere nel suo podere e, riprendendo da quella pianta un primo vigneto, il vino che ne traeva era così tipico e buono che le genti del luogo, apprezzandolo, lo identificarono come “ò vino e chella casa vecchia!”… da cui il nome “Casavecchia”. I figli di quel contadino, intervistati negli anni ‘30 del secolo scorso, confermarono il ritrovamento di una vecchia pianta dal fusto superiore ai 20 centimetri di diametro, confermando che quella vite era dunque sopravvissuta pressoché indenne e vitale alle tremende infestazioni di oidio e di fillossera della seconda metà dell’800, riuscendo poi a ripartire per dare vita alla progenie cui oggi si attribuisce questa DOC che definirei stoica oltreché storica! Buona degustazione a tutti!

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UN VINO DA CONOSCERE ED APPREZZARE: IL PALLAGRELLO

vigna-del-ventaglioParlare di vino può sembrare argomento specifico per cultori di enologia o per amanti della buona tavola ma se si pensa alle storie e alle tradizioni che il vino, questo elemento così atavicamente inserito nella vita dell’uomo, suscita e si porta dietro è facile dimostrare che non è così. Il vino è talmente legato alle vicende umane da arrivare anche a stravolgere la vita e i percorsi, la Storia con la maiuscola, di interi territori o regioni del mondo; è successo con lo Champagne che ha reso celebre nel mondo una piccolissima regione della Francia, con il Brunello che ha legato a filo doppio la sua fama con la realtà del piccolo borgo di Montalcino , con lo Zinfandel che emigrò come Primitivo dalla Puglia di Gioia del Colle per andare a rendere famosa la California come culla dei vini statunitensi, oggi anche di ottime caratteristiche. Ma gli esempi potrebbero essere infiniti: per quanti vini esistano, altrettanti vitigni potrebbero raccontare storie di uomini e di imprese fatte di dura fatica e di grandi risultati raggiunti. Tra queste storie fantastiche se ne inserisce a pieno titolo una tutta campana, quella del Pallagrello, un po’ misteriosa e mai abbastanza conosciuta. Come un brigante di memoria borbonica, questo vitigno si aggira tra le colline caiatine, in un territorio ben circoscritto e riconoscibile, dove per secoli ha spadroneggiato e da dove non è mai stato cacciato ma è stato però costretto pure a nascondersi. Infatti, parlando di Borboni, era il Re Ferdinando che nutriva una vera e propria venerazione per quest’uva, ben nota alla sua epoca, da cui si produceva un vino di cui egli andava matto; tanto che, istituendo una vigna a San Leucio, dove aveva voluto raccogliere in un coreografico “ventaglio” tutte le uve principali del suo regno, al Pallagrello fece riservare spazio sia per la varietà a bacca bianca che per quella a bacca rossa. Poi la terribile devastazione della fillossera, pur se arrivata tardi in Campania, ed altre avversità del dopo-unità d’Italia, in primis le guerre, ne fecero quasi perdere le tracce: il brigante Pallagrello non era morto… ma umiliato, sì! Infatti, nonostante le caratteristiche di quest’uva fossero ben note e riconosciute dagli agronomi dell’epoca, come dimostrano gli scritti del Froio di fine ‘800, la varietà a bacca bianca veniva sempre più identificata con la Coda di Volpe, un’uva presente anch’essa sullo stesso territorio ma non ancora nota sul mercato nazionale, mentre quella a bacca nera era confusa con l’aglianico. Ma c’è di peggio: un grappolo tendenzialmente spargolo e dai chicchi piccoli non può dare rese eccezionali e ciò convinse tanti viticoltori a far giungere anche in Campania i ben più prolifici sangiovese e trebbiano. Questa politica della quantità a scapito spesso della qualità ma soprattutto a danno della ricchezza rappresentata dall’unicità e dalla tipicità di una varietà autoctona , è andata avanti almeno fino agli anni ‘80 del secolo scorso. Poi è iniziato un graduale e inarrestabile recupero di tutte quelle biodiversità, sancite nel Registro Nazionale delle uve da vino e nel 2002 è arrivato il turno del “brigante” Pallagrello che, finalmente uscito dalla latitanza, ha ripreso posto con tutti gli onori nel disciplinare IGT Terre del Volturno.piripicchio

Oggi, il terroir delle colline caiatine, con la sua consistenza argillosa, oltre a segnare un confine netto e riconoscibile tra le province beneventana e casertana, è evidenziato bene dalla prevalente presenza di ulivi, nell’ apprezzata cultivar “caiazzana”, e sempre più sono le piccole aziende che ridanno spazio, attenzione e dignità al Pallagrello, sia bianco che nero. L’esposizione a sud-est delle colline garantisce un’ottima esposizione, assieme alla fresca ventilazione offerta dalla presenza del massiccio del Matese alle loro spalle. La buona vocazione agricola delle colline è pure sancita dalla presenza di castelli, a Caiazzo, a Castel Campagnano, vestigia di un passato nobiliare che in queste terre vedeva un luogo fertile e fonte certa di risorse remunerative. Oggi la tendenza di questo terroir è quella di riprendersi un ruolo trainante, non più da latitante, ed il Pallagrello può ricoprire di sicuro un ruolo da protagonista.

Ma quali siano i profumi, i sentori, le sensazioni organolettiche che questi due vini, il Pallagrello bianco e il Pallagrello nero, sanno suscitare, evocare, non è argomento da trattare qui, ma a tavola con amici che abbiano la nostra stessa voglia di scoprirlo. Venerdì sera, 23 Ottobre, ci ritroveremo con quanti vorranno esserci all’Archimagirus di Telese in una cena-degustazione bagnata dal Pallagrello e poi sapremo dire se pure noi, calandoci per un attimo nei panni di un reale di casa Borbone, avremo avuta voglia di dire con lui – “io escò pazz ppé chistu vinò”!12112250_888571867900505_8713464890904843760_n[1]

L’Indicazione Geografica Tipica Terre del Volturno, nella quale oggi rientra a pieno titolo anche il Pallagrello, comprende i Comuni:  Capriati al Volturno, Gallo, Fontegreca, Ciorlano, Prata Letino, Valle Agricola, San Gregorio Matese, Pratella, Ailano, Raviscanina, Sant’Angelo d’Alife, Piedimonte Matese, San Potito Sannitico, Castello Matese, Baia Latina, Alife, Gioia Sannitica, Dragoni, Alvignano, Liberi, Ruviano, Chiazzo, Castel Campagnano, Piana di Monteverna, Castel Di Sasso, Pontelatone, Fornicola, Giano Vetusto, Pignataro Maggiore, Pastorano, Castel Morrone, Vitelazio, Bellona, Casigliano, Capua, Grazianise, Santa Maria La Fossa, Cancello Arnone, Castel Volturno, Villa Literno, San Tammaro, Santa Maria Capua Vetere, Macerata Campania, Casapulla, San Prisco, Casagiove, Portico di Caserta, Recale, San Nicola in Strada, Capodrise, Marcianise, Caserta, Maddaloni, Valle di Maddaloni, Cervino, Santa Maria a Vico, Arienzo, San Felice a Cancello, Curti, Casal di Principe, San Cipriano d’Aversa, Villa di Briano, Frignano, Casaluce, Teverola, Carinaro, Gricignano d’Aversa, Succivo, Orta di Atella, San Marcellino, Trentola-Ducenta, Parete, Lusciano, Aversa, Cesa, Sant’Arpino, Casapesenna, San Marco Evangelista (tutti in provincia di Caserta).

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DEGUSTAZIONI “A SPASSO TRA I SAPORI”: PARTE IL NUOVO CICLO

ANNUNCIO DEL NUOVO CICLO DI DEGUSTAZIONI ALL'ARCHIMAGIRUS DI TELESE TERME
ANNUNCIO DEL NUOVO CICLO DI DEGUSTAZIONI ALL’ARCHIMAGIRUS DI TELESE TERME

Da Venerdì 23 Ottobre ripartono le Degustazioni Enogastronomiche del Terroir in collaborazione con il ristorante Archimagirus ( Capo Cuoco ) di Telese Terme. La location, calda ed accogliente, ben si presta per spazi e tipologia di ristorazione a questo genere di incontri culinari. Non basta infatti un semplice ristorante a fare di una degustazione un evento ben realizzato. Poiché in ogni occasione ci si presenta al pubblico di “eno-gastro-appassionati” con abbinamenti tra vini e pietanze sempre nuovi, occorre anche la presenza di uno chef versatile ed eclettico, capace di interpretare e seguire con professionale passione il filo conduttore della serata, inevitabilmente tracciato dai vini ospitati nell’occasione. E qui la competenza e la passione sono racchiuse nella figura di Fausto Ricciardi, patron della casa che da pochi giorni ha festeggiato, rinnovando anche l’insegna del suo locale, i primi 25 anni di attività dell’Archimagirus (cui bisogna aggiungere tutti quelli precedenti di dura gavetta!).

Pallagrello Bianco
Pallagrello Bianco

In questa occasione di ripresa post-estiva sarà  gradita ospite della serata, con i suoi vini tutti da scoprire, la Cantina Tenuta Campagnano di Castel Campagnano ( CE ). Questa giovane azienda vanta una tradizione di famiglia più che centenaria,  ripresa e valorizzata in epoca attuale dai pronipoti del capostipite, Nicola Campagnano, vissuto a cavallo tra XIX e XX secolo: fu lui ad avviare la viticoltura e olivocultura intensiva nei suoi terreni collinari e pedocollinari particolarmente ricchi in argilla, da sempre vocati alla coltivazione della Pallagrello e della Casavecchia.

Questi vitigni erano particolarmente apprezzati già in antichità tanto che poi, in era moderna, i regnanti di casa Borbone  vollero diffonderne la conoscenza inserendo proprio il Pallagrello, sia bianco che nero, nella famosa “Vigna del Ventaglio” in San Leucio, un raro esempio di vigneto didattico ante litteram, dove ognuno dei suoi dieci raggi conteneva un vitigno tra i più rappresentativi del Regno delle due Sicilie. Solo due vitigni di quel ventaglio erano campani: Pallagrello bianco e Pallagrello nero, APPUNTO! ( Si narra che Re Ferdinando “uscisse pazzo”, per dirla in modo popolare, per il Pallagrello! )

Pallagrello Nero
Pallagrello Nero

La serata col Pallagrello ed il Casavecchia sarà dunque occasione per rispolverare un po’ di Storia nostra, cioè un po’ di radici che dovrebbero renderci orgogliosi di ciò che siamo, oltre che a conoscere meglio questi vini e chi li produce, come la famiglia  di TenutaCampagnano! Ovviamente Fausto ci delizierà con le sue preparazioni e… non mancheranno le sorprese per chi ci sarà. Appuntamento dunque a venerdì 23 Ottobre, alle 20,30 Ristorante ARCHIMAGIRUS, sul Viale Minieri di Telese Terme.

A.M.